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martedì 1 maggio 2012

DIVAGAZIONI DI "ZERO MAGGIO"

Da qualche tempo è tornato a spirare il vento lieve e liberatorio di Teledurruti, la tv monolcale di Fulvio Abbate. L'autore, nel suo volume "Manuale Italiano di Sopravvivenza - Come fare una televisione monolocale e vivere felici in un paese perduto",  Cooper Editore, descrive i vantaggi di avere una tv in proprio. "Realizzare la propria felicità poetica", facendosi una televisione "tutta per sè. Autobiografica. Autosufficiente. Colma di fantasia. Felice. Invincibile. Sognandosi in questo mondo finalmente libero, senza padroni". (...)" il massimo della soddisfazione umana e addirittura sessuale, forse persino politica. Un atto rivoluzionario. Miracoloso."
Parole che, mutatis mutandis, adattiamo all'avventura editoriale di Lieve Malore, una casa editrice casalinga che aspira al titolo di " monolocale..."

Ci uniamo a Teledurruti che oggi vuole festeggiare lo zero maggio, come festa, non del lavoro, ma dell'abolizione del lavoro, utopia che aiuta ad andare avanti. Per l'occasione, ripescandolo dagli archivi, pubblichiamo lo storico balletto del marchese Fulvio Abbate entrato nella storia dell'emittente monolocale. La consideriamo la risposta dello festa del non lavoro al tradizionale concertone di piazza San Giovanni..

Buon 0 maggio!


lunedì 30 gennaio 2012

Teledurruti

Discutibile, superflua, libera. Inutile, intelligente, interessante. Delirante, folle, ironica, poetica. Molti aggettivi possono essere sprecati per Teledurruti e per il suo inventore Fulvio Abbate. Lo scrittore e giornalista del tradizionale mondo editoriale è divenuto "tele-autore casalingo" grazie al lavoro sistematico svolto con l'emittente web da lui stesso definita "monolocale". Un'invenzione mediatica suggeritagli dal suo romanzo "Teledurruti" (Baldini e Castoldi, 2002) dedicato a Buenaventura Durruti protagonista della rivoluzione libertaria spagnola del 1936. "Emittente-palafitta" e "avventura mediatica a fondo perduto", per circa 4 anni teledurruti ha fornito quasi quotidianamente deliri, ironie, chiacchiere e colpi di genio col denominatore comune della totale libertà espressiva. Come ha scritto lo stesso Abbate, "Teledurruti custodisce i tratti di un'avventura mediatica senza succursali nel panorama televisivo esistente, un planetoide di liberazione espressiva e di rifiuto laico del luogo comune"- e aggiunge - "con l'obiettivo di rendere felice almeno un uomo sulla terra dell'informazione, il suo stesso inventore". Il 25 gennaio Abbate ha deciso di chiudere questa avventura televisiva monolocale togliendo uno spicchio di riflessione, sdegno e divertimento nei suoi spettatori. In attesa di una eventuale ripresa delle trasmissioni resta la filosofia della sua impresa mediatica che esprimiamo con le parole usate da Abbate nel suo discorso di fine anno e nelle quali  Lieve Malore si riconosce: "(...) rispondo unicamente al mio estro, al mio bisogno di incanto (...) nulla potrà più intaccare la mia rabbia, la mia ironia, il miosarcasmo..."