La sintesi filosofica dell'editoria casalinga proposta da Lieve Malore e già editata (in versione bustalibretto illustrato) anche da Casa Editrice Libera e Senza Impegni, trova una nuova forma e nasce anche il "decalogo dell'editoria casalinga" in versione Pratiche dello Yajè. Editata cioè dalla barricadera (con vini barricati (in casa)) casa editrice animata dal fine ricercatore dell'effimero-concreto-sovversivo-colto.ma.ironico-sottilemaconvinto@A, Paolo Cabrini. Questa invenzione sobria ed acuta, come nel consueto stile "dello Yajè" è rappresentata da una serie di libri contenuti un un foglio e caratterizzati dall'abbandono della grafica digitale. Chi è interessato può saperne di più qui. Per tutti gli altri sono iniziati i saldi da Coin (qui siamo snob, facciamo subito selezione...)
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giovedì 11 luglio 2013
lunedì 11 febbraio 2013
ATTENZIONE AL GALATEO !

ANTIDIZIONARIO CASALINGO
Parole “a rischio” per il
Galateo dell’Editore Casalingo
Alternativo/a: l’editoria caslinga non è un
atteggiamento nei confronti della società, è piuttosto un’ attività che se ne
frega, per questo non può dichiarasi alternativa a ciò di cui non si cura.
L’editoria casalinga segue felice il suo binario. Se il rituale sociale si
interessa a lei, lei è lì tesa tra la vanità e l’insofferenza, ma comunque con
una base di indifferenza.
Arte: vocabolo sputtanato dal
mercato e da ciò che le gira attorno, l’editoria casalinga non eroga
prestazioni, nemmeno estetiche.
Cultura: termine che addolora, a
causa dell’abuso che se ne fa, fino a farla diventare un luogo comune.
L’editoria casalinga è ancora un luogo non comune, è quindi una vera elite!
Consumatore: Colui che in modo seriale eroga
prestazioni per usufruire di altre. Basterebbe la parola “seriale” per capire
quanto è distante l’editoria casalinga.
Intellettuale: Non si è ancora
capito chi sia. Linguaggio da mass media. L’editoria casalinga è medio-bass
media, cioè media del sottosuolo, dove si incontrano i personaggi più
interessanti...e non si definiscono intellettuali.
Mercato: appartiene al consumatore
e alle sue abitudini. L’editore casalingo al limite fa il “mercatino”.
Partito (politico): chi?
lunedì 4 febbraio 2013
DECALOGO 9,10,11
9)
L’errore, una risorsa 01. La realtà storpiata
è felicità liberata. Spieghiamoci meglio. Nelle caselle del reale c’è posto per
tutto, sia l’universo degli avvenimenti, sia quello dei significati. Dalle più
scontate routine umane come il lavoro, il consumo alle peggiori situazioni
della vita e della cronaca, ogni cosa ha una casella. Nulla stupisce. Non il
ladro, non il pedofilo, non il folle omicida, non la protesta dei lavoratori,
non il grigiore urbano, non l’affondamento del sommergibile nucleare. Nulla, nè
delle cose belle, nè delle brutte. In un simile contesto in cui tutto sembra
normale, nonostante un elevatissimo tasso di disagio sociale e individuale
(misurato dall’accesso delle persone a farmaci, psicofarmaci e psicoservetti
che si affannano a dare benessere, anche quello in vendita), giocare a
storpiare l’immagine che si ha della realtà ne svela le storture, introdurre il
virus dell’”errore di sistema” che mentalmente scombina o rovescia i
significati delle cose libera l’ironia, il sarcasmo e avvia alla felicità
dell’indipendenza psichica dal “sistema”. L’editoria casalinga è un medium non
convenzionale ottimo per punti di vista non convenzionali che magari utilizzano
l’ironia, il paradosso, l’estremizzazione e contribuisco allo storpiamento
della realtà deforme, anche se apparentemente “in bolla”. Ad esempio, da quanto
non scarabocchiate più le foto sui giornali. Guardate tutte quelle facce che vi
guardano dalle pagine delle pubblicazioni di massa, c’è qualcosa di serio in
quelle facce? Se ritenete di no scarabocchiatele liberamente e
creativamente...con godimento. Ritagliatele, incollatele, rilegatele. Ecco
fatto il vostro primo libro casalingo.
10) L’errore, una risorsa 02 Un errore è una nuova creazione. Libero da mentalità mercantile, gioiosa e a costo zero o quasi, l’editore casalingo può creare liberamente, senza paura di sbagliare. Ogni errore viene coccolato, studiato e trattato come una nuova creatura foriera di novità. Se per preparare un piatto non oserete mai nessuna modifica e considerate ogni differenza con quanto scritto sul ricettario una cosa da evitare, difficilmente creerete qualcosa di nuovo.
11) Ars e artigianato Nel turbinio colorato di carte, collage, scritti, disegni, stampe e pieghe del mondo editorial casalingo spunta ogni tanto la parola arte e viene subito guardata con sospetto. I suoi fronzoli intellettualistici con il suo codazzo critico-mercantile genera repulsione nel creativo domestico che si dedica alla sua attività di editore. La spontaneità (e perchè no, l’infantilismo) dell’editore casalingo non è persuasa dalla competizione artistica, ne resta libera e distante e, se si guadagna l’appellativo di “arte”, lo fa a sua insaputa, ne è felice ed è comunque un titolo che si guadagna sul campo, non sfruttando i denari o i titoli degli interessati sostenitori del mercato artistico. Allo psicoeditore resta il piacere della manipolazione dei materiali e della creazione del nuovo. Attività ormai d’elite nella nostra quotidianità pervasa dai movimenti di scartoffie delle società di servizi, dalla meccanizzazione e dal virtuale.
10) L’errore, una risorsa 02 Un errore è una nuova creazione. Libero da mentalità mercantile, gioiosa e a costo zero o quasi, l’editore casalingo può creare liberamente, senza paura di sbagliare. Ogni errore viene coccolato, studiato e trattato come una nuova creatura foriera di novità. Se per preparare un piatto non oserete mai nessuna modifica e considerate ogni differenza con quanto scritto sul ricettario una cosa da evitare, difficilmente creerete qualcosa di nuovo.
11) Ars e artigianato Nel turbinio colorato di carte, collage, scritti, disegni, stampe e pieghe del mondo editorial casalingo spunta ogni tanto la parola arte e viene subito guardata con sospetto. I suoi fronzoli intellettualistici con il suo codazzo critico-mercantile genera repulsione nel creativo domestico che si dedica alla sua attività di editore. La spontaneità (e perchè no, l’infantilismo) dell’editore casalingo non è persuasa dalla competizione artistica, ne resta libera e distante e, se si guadagna l’appellativo di “arte”, lo fa a sua insaputa, ne è felice ed è comunque un titolo che si guadagna sul campo, non sfruttando i denari o i titoli degli interessati sostenitori del mercato artistico. Allo psicoeditore resta il piacere della manipolazione dei materiali e della creazione del nuovo. Attività ormai d’elite nella nostra quotidianità pervasa dai movimenti di scartoffie delle società di servizi, dalla meccanizzazione e dal virtuale.
venerdì 1 febbraio 2013
DECALOGO 6,7,8
6) Unica e uguale L’editoria casalinga non imita. Piuttosto copia palesemente. Trae ispirazione, rivisita ma non commette l’imprudenza di tentare l’imitazione e diventare la brutta copia di qualcos’altro. L’editore casalingo è felice e orgoglioso del suo prodotto originale. L’imitazione del bello è quasi sempre peggiore di un brutto originale.
7) Not for ordinary people L’editoria casalinga è per tutti ma non è da tutti. Se non si è in grado di abbandonarsi al gioco, ad una psico-regressione sostenibile, magari condita dalla malizia dell’adulto, se si è fatalmente legati alle social-tecnologie come uniche forme di presenza individuale, se il proprio benessere è dato dalla frequentazione dei centri commerciali e dall’acquisto periodico. Se i linguaggi espressivi come il disegno, il collage, i colori, sono stati abbandonati in terza elementare, così come la scrittura, relegata alla lista della spesa ( e nonostante questo si è conseguita una laurea). Se in fondo si è appassionati di riunioni condominiali, di lettura delle bollette e se si ritiene normale la stesura di un piano ferie o stare in coda in auto per andare al lavoro, al mare, a fare le spese, oltre che ai funerali...se la lamentela con l’amico, col conoscente o col parente soddisfa il vostro bisogno di ribellione politica... bene, con queste premesse non si hanno al momento possibilità di divenire editori casalinghi. Potrete tentare di imitare qualche grande artista dilettandovi con la pittura, magari acquistando una serie di costosissimi colori o scattare immagini digitali con una straordinaria reflex da 4.000 euro, ma sarà sempre una attività di soddisfacimento commerciale, destinata all’oscurità della vostra cameretta e non all’elite del sottosuolo del mondo del libroide home-made e delle sue varianti.
8) Semplicità, stupore, incanto versus tablet, pistoni, supermarket Qualcuno potrà dire che il mondo degli editori creativi è inconsistente, irrilevante, minimale. Giusto, questa è un’attività da cospiratori carbonari e non stiamo parlando di politica, si tratta di una contrapposizione che vuole il mondo dei consumi. Questo infatti non può che vedere di cattivo occhio chi gode del ritaglio, incollaggio o di libere e assurde creazioni, piuttosto che dell’acquisto e dei suoi riti come previsto (con successo) dagli economisti americani degli anni ’40. Se esistesse un supermarket del creativo casalingo psicoeditore si troverebbero “prodotti” come Semplicità, Stupore, Incanto, Silenzio, Ironia e tutto a costi bassissmi, anche a zero! Per gli altri restano i normali prodotti commerciali, vadano pure da Trony, Audi, Auchan...
mercoledì 30 gennaio 2013
DECALOGO 3,4 5
3) Fatta per godere. L’editoria
casalinga esce dalla scontata serialità da salotto dell’editoria tradizionale,
ignora l’entusiasmo del virtuale, spalanca le porte del gioco e permette di
manipolare in proprio foto, giornali, resti cartacei, parole, disegni.
Sprigiona una libido creativa che esalta la libertà. Non è un lavoro, non è un
compito per casa è un’attività fatta per godere.
5) Scarti
+ idee = novità Un libello casalingo è un manufatto cartaceo
autoprodotto in cui un testo scritto, disegni, fumetti, foto o qualsiasi altro
medium espressivo viene variamente assemblato. La scelta del formato,
dell’impaginazione e dei materiali fanno parte del processo creativo casalingo.
L’editoria casalinga è suggestionata dal riciclo dal riuso, dalla manipolazione
dell’enormità di materiale cartaceo che ci passa tra le mani ed è usualmente
destinato all’immondizia. Può essere la natura stessa del materiale di scarto
che incontriamo che ci suggerisce un formato, un tipo di rilegatura o
addirittura un libretto. Per questo un libro casalingo può essere frutto del
felice matrimonio tra lo scarto giusto e la bella idea. Tutte risorse “free”,
gratuite, non commerciabili, non dispendiose economicamente.
domenica 27 gennaio 2013
Decalogo punti 1 e 2
1) Casalingo ergo sum. L’editoria
casalinga è un kit di montaggio per realizzare la propria felicità poetica, una
necessaria dichiarazione di esistenza in vita. Con l’editoria casalinga fogli
scritti e sparpagliati, appunti volanti, riflessioni chiuse nei taccuini, frasi
sottolineate sui libri, idee balzane, ironie, autoironie, paradossi, eccessi,
collage, fotografie, etc... trovano dignità e diventano materiale circolante
grazie al prezioso formato di libro, libello, libretto. Fogli sparsi, parole
vaganti confluiscono così in un oggetto pregiato. Una volta tanto la mole di
pensieri e idee che durante il giorno scartiamo, reprimiamo o releghiamo in un
angolo perchè non produttivi rispetto ai normali canoni socio-economici,
trovano uno spazio per espandersi, organizzarsi ed essere condivisi. In questo
senso essere editore casalingo rende felice almeno una persona sulla terra: se
stessi.
2) Chi si preoccupa, chi se ne frega.
L’editoria casalinga non è economicamente produttiva, non è politicamente
seria, non è socialmente popolare. Mentre l’editoria tradizionale si preoccupa
e si affanna a cercare il mercato, il consenso, il denaro, l’editoria casalinga
se ne frega e, semplicemente, confronta le idee, valorizza l’errore, gioca coi
concetti. Nell’editoria casalinga il limite può diventare risorsa, la pecca una
virtù, il catorcio un bolide... L’editoria casalinga è aperta alle
sperimentazioni, è un prodotto dell’istinto, lontano dai calcoli...
CONTINUA...
CONTINUA...
sabato 26 gennaio 2013
ATTENZIONE...DECALOGO
Ne parlano anche i telegiornali. La fase del "picco" è quella in cui il virus si propaga con la massima velocità, attecchisce tra le mucose e colpisce l'organismo costringendo a letto (e addirittura a disertare il lavoro!) migliaia e migliaia di persone. Se però qualcuno ravvisa un malessere indefinibile che assomiglia ad un lieve malore, sappia che forse non è influenza ma è vittima dell'attacco della Casa Editrice Libera e Senza Impegni che sta diffondendo a velocità virale il "Decalogo dell'Editoria Casalinga". Il volumetto tascabile è il tentativo di illustrare, in pochi e semplici punti, gli elementi essenziali dell'editoria casalinga. Le caratteristiche della sua forza istigatrice. Per accentuarne l'effetto e poichè il libello è frutto della collaborazione con Lieve Malore ne pubblichiamo qui il contenuto a puntate. Ecco la prima puntata, l'introduzione.
DECALOGO
DELL’EDITORIA CASALINGA
Ovvero
PERCHE’ DIVENTARE EDITORE CASALINGO MIGLIORA
LA QUALITA’ DELLA VITA
Piegate un foglio in
quattro e osservatelo. E’ la magia del formato libro...
Se fotocopio il mio quaderno delle ricette e ne assemblo
dieci copie rilegate ho fatto un libro casalingo. Vero. Se lo faccio
periodicamente, sistematicamente e diffondo il tutto posso dirmi “editore
casalingo”. Vero. C’è però qualcosa in più, un significato latente che, se
osserviamo bene, può spingerci a ritenere questa attività un atto di libertà ed
indipendenza che, nell’ottica in cui l’atteggiamento dell’individuo è un
potenziale cambiamento della società, ha risvolti che, esagerando un po’,
possiamo ritenere quasi sovversivi. Questi sono i motivi che mi spingono a scrivere
questo sgangherato decalogo. Dichiaro fin d’ora che motivo ispiratore del tutto
sono gli scritti di Troglodita Tribe, l’esperienza punk rock demenziale del mio
gruppo rock di riferimento, gli Skiantos e l’interesse verso Teledurruti
l’emittente web descritta nel libro di Fulvio Abbate “Manuale italiano di
sopravvivenza. Come fare una televisione monolocale e vivere felici in un paese
perduto, Cooper, 2010”.
Non ultima l’esperienza di Liber (il salone dell’editoria libera e
autoprodotta) e i contatti con i suoi “inventori Federico Zenoni e Paolo
Cabrini.
Continua...
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